Psicologia dello Sport per Piloti Professionisti

Scritto da Fabio Trezzi | 20 agosto, 2011 1:01

Si dice spesso (e secondo me giustamente) che la differenza tra quello bravo e quello che vince (a parità di condizioni ovviamente), ancora prima che nel talento è nella testa. Tutti i professionisti sono forti, ma chi ha la testa solida ottiene il meglio perchè non cade nella trappola dei pensieri sbagliati. I campioni, soprattutto i più longevi, hanno una testa che funziona particolarmente bene…Il Dott. Mauro Lucchetta, psicologo dello sport, c’ introduce in questo affascinante argomento che verrà approfondito con altre pubblicazioni.

Psicologia dello Sport per Piloti Professionisti.

Un pilota insegue l’avversario, è a 2 secondi e dentro di sè mormora: “non ce la faccio, non lo prendo, non ci riesco”.

Lo stesso pilota, nella stessa identica situazione, pensa: “dai ci provo, 2 secondi sono alla portata, ci riesco”.

Cosa cambierà nel risultato finale? Forse nulla, forse invece nel secondo caso il nostro pilota sarà stato in grado di sorpassare l’avversario, magari si è solo avvicinato mettendogli pressione.

Ciò che è certo è che nella prima situazione, a meno di un colpo di fortuna, il nostro pilota non raggiungerà mai l’avversario. Fra i due esempi non sono cambiate le capacità di guida o tecniche del veicolo e nemmeno il distacco fra i due contendenti, l’intenzione di raggiungere il rivale c’è, ma è l’orientamento del pensiero a differire. Ed il pensiero diventa azione: se io decido che “non ci riesco”, le mie azioni ed il mio corpo, anche indirettamente, non faranno altro che diventare l’espressione del mio pensiero.

Se io sono orientato a mangiare un piatto di pasta per cena, quando sarà l’ora giusta mi ritroverò a scaldare l’acqua. Decido perciò Agisco.

Nei motori, più di ogni altro sport, la testa è fondamentale: la guida è uno sport di testa, di capacità di giudizio e convinzione, di attenzione e di sensibilità della percezione asfalto-vettura-pilota, di confronto con avversari più o meno forti, di classifiche ufficiali e di quelle nella propria testa.

Nel pensare che non sono in grado di raggiungere l’avversario non faccio altro che fissare dei paletti, dico alla mia testa e al mio corpo che “più di così non sì può”. Non si andrà più alla ricerca delle linee perfette o delle staccate più efficaci, ma si cercherà di mantenere un passo costante. Ciò non è sbagliato. Un pensiero orientato alla sola idea del “ce la faccio sempre” non è di sicuro l’atteggiamento corretto. Il pensiero deve essere sempre in linea con la propria autoconsapevolezza. Devo capire quando il “ce la faccio” non è un’ostinazione, ma è così perchè so che ho le capacità reali per farlo. Nella guida si rischia molto, non è uno sport in cui la ricerca ossessiva della prestazione estrema può portare benefici assoluti. Nella guida se sbagli, l’errore puoi pagarlo anche al di fuori del piano sportivo. Per un pilota è FONDAMENTALE capire il proprio limite, constatazione che per molti pare ovvia del resto, ma ciò che a volte non si considera è che il limite può anche cambiare nel TEMPO sia da una parte che dall’altra. Alcuni piloti hanno paura che sapere qual è il loro limite attuale, possa segnarli, definire per sempre fin dove potranno mai arrivare. Ciò è sbagliato. Capire il limite ha proprio lo scopo di capire come fare a migliorarsi, ad avere degli obiettivi concreti, cosa che altrimenti non si riuscirebbe mai a fare senza un metodo di lavoro.

Il lavoro dello psicologo dello sport non è altro che quello: favorire nel pilota la conoscenza di sè, capire come funziona, renderlo consapevole e fare in modo che quando vada in pista sia al 100% della sua testa. Non è “motivazione” nuda è cruda, ma è un approccio di logica: si parte con una fase di valutazione iniziale (assessment) delle caratteristiche del pilota (in prevalenza attraverso questionari e test, colloqui individuali e con la squadra, utilizzo di strumenti di autovalutazione e di co-costruzione degli obiettivi sportivi).

Una volta ottenuto il proprio profilo (lo psicologo è un facilitatore, è il pilota che individua le sue caratteristiche) si stabilisce un piano di obiettivi a breve-medio-lungo termine da raggiungere.

Si entra così nella fase pratica del percorso in cui lo psicologo propone le tecniche di preparazione mentale più indicate per l’atleta: si tratta di pratiche ed esercizi utili a governare le proprie facoltà psicologiche come: gestione dell’ansia e delle emozioni, tecniche di attivazione e rilassamento, esercizi per ottenere la concentrazione e la lucidità, far fronte alle difficoltà, preparare una strategia psicologica alla gara basata sul “come mi comporterò se…”. Gli esercizi vengono inizialmente guidati e gestiti dallo psicologo, ma l’obiettivo finale è sempre l’autonomizzazione delle attività da parte del pilota. Vengono effettuati sia in pista che in momenti differenti a seconda delle esigenze del pilota e della sua squadra (è chiaro che i migliori risultati si ottengono quando tutta la squadra si muove verso una direzione condivisa).

Si è perciò assolutamente lontani dalla classica visione dello Psicologo = Cura.

Non si tratta della “gestione di un problema”, quanto piuttosto di usufruire di una figura che si occupi di un’area specifica della propria preparazione. Il pilota che cerca l’eccellenza sa che avere accanto una persona in grado di supportarti su un’area in cui non si è esperti, ma che è critica per la propria attività, è una necessità. Una volta esisteva solo il preparatore atletico, oggi, anche alla luce di certi “crolli” psicologici che possiamo osservare durante le competizioni trasmesse dai media (il nuoto è una fonte inesauribile di episodi, così come il tennis :-) ) si è forse compreso che il preparatore mentale, nello sport moderno, rappresenta una figura indispensabile…

Per ulteriori informazioni:

Dott. Mauro Lucchetta

Studio di Psicologia FLY

www.psicologiafly.com

Via Don Gnocchi 46 – Arosio (CO) 22060

Telefono 3355336641

mauro.lucchetta@psicologiafly.com

skype: mauro_lucchetta

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